C’era una volta…

La via della seta nel quartiere Castello

(Francesca Sanna Sulis e Sorelle Piredda)

Un celebre abito firmato da Sorelle Piredda e indossato negli anni Novanta dall’attrice Caterina Murino

di Luciana Satta

Quartiere Castello, Via Lamarmora 61. Siamo a Cagliari. “Qui visse donna Francesca Sanna Sulis, imprenditrice, stilista, educatrice”, si legge sulla targa a lei dedicata. È il 2010. L’occasione è il bicentenario dalla morte della “signora dei gelsi” (1761-1810). Antesignana dell’imprenditoria femminile sarda, seppe portare in alto il Made in Italy. Vestì dame e principesse di casa Savoia. Tante nobildonne europee furono sue clienti affezionate. Tra loro spicca il nome di Caterina di Russia. Proprio a due passi dall’insegna in memoria di donna Francesca, nello storico palazzo Fois di fronte alla torre dell’Elefante, le Sorelle Piredda hanno trasferito nel 2009 la loro casa di moda. Il passato e il presente hanno convissuto per tanti anni nel cuore della città, testimoni della passione per l’arte, per i tessuti preziosi, dell’amore per la Sardegna.

Lo scialle, uno dei capi distintivi “Sorelle Piredda”

Due mondi paralleli che hanno dato lustro alla nostra cultura nel mondo, tra tradizione e innovazione. Il ricordo di donna Francesca non si spegne. Resta vivo nelle pagine della monografia del giornalista Lucio Spiga, al quale va il merito di avere avviato un percorso di documentazione e di riscoperta di questa donna straordinaria. Resta vivo a Muravera, suo paese natale, a Settimo San Pietro, a Quartucciu, a Quartu Sant’Elena, in Lombardia e, naturalmente, a Cagliari. Fu lei a creare una scuola che formò centinaia di giovani tessitrici sarde e fece della qualità la sua bandiera, tanto che i commercianti comaschi e lombardi richiedevano la sua seta. Ma negli anni sono stati tanti anche gli attestati di stima che hanno fatto delle “Sorelle Piredda” un marchio riconosciuto in tutto il mondo. Un’azienda, quella delle Piredda, nata trent’anni fa e che ha saputo rinnovarsi nel tempo. Dagli esordi degli anni Settanta, il passo verso il successo è breve.

Dalla famosa kermesse che dal 1996 al 2004 ha avuto come scenario la scalinata barocca di Bonaria, a Cagliari, al premio “Golden Curl” alla carriera (consegnato loro nel 2006 dall’associazione degli italiani in Canada). Tra gli estimatori illustri spicca il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. E ancora, “per aver saputo interpretare con stile e passione l’arte dell’abito e dell’eleganza partendo dai linguaggi della sartoria artigianale sarda” arriva nel 2009 la cittadinanza onoraria del comune di Sorradile, mentre nel 2011, le Piredda realizzano un simbolico abito tricolore per la Celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che viene esposto per mesi a Cagliari, nel “Palazzo di Città”. Indimenticabile la rassegna “Oltre il Mediterraneo” a Vienna, dove lo splendido scenario del castello di Schönbrunn, un tempo la residenza estiva della principessa Sissi, si trasforma in passerella e le Piredda portano in Austria «tutta l’energia, la tradizione e la creatività della nostra Isola». Dagli scialli di seta ricamati, da sempre loro tratto distintivo, apprezzati persino dalla duchessa di Kent e dall’imperatrice del Giappone, hanno introdotto di recente tra le loro nuove creazioni gli accessori di sughero finemente lavorato. E poi, parte preziosa delle collezioni sono gli abiti.

L’esterno dell’Atelier delle Sorelle Piredda. Un tempo nel quartiere Castello, a Cagliari

Da donna e da uomo, creati su misura, elegantissimi, ricamati con fili d’argento e d’oro. Il velista Andrea Mura ha scelto di indossarne uno per la Route du Rhum, regata velica transatlantica in solitario che si svolge ogni quattro anni. I prossimi 10 e l’11 maggio l’atelier a Palazzo Fois sarà aperto al pubblico per Monumenti aperti. «Le nostre madri uscivano poco da casa dove erano le padrone assolute le “mater familias”. Loro avevano cielo e monti, mare e sogni, noi mani e fili, con i quali ricordiamo antichi racconti e disegniamo nuovi sogni». Così il giornalista sardo Puccio Lai descriveva queste donne di Sardegna, il loro orgoglio, la nostra storia.

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