Nel giardino sonoro di Pinuccio Sciola

La voce del polistrumentista Gavino Murgia e il fuoco tra i monoliti

“Dietro ogni angolo, dietro ogni pietra di questo meraviglioso giardino c’era una sorpresa, una storia da raccontare e aveva una pietra da farmi sentire e una sonorità diversa, una modalità diversa nell’accarezzarla, nel percuoterla, nel suonarla. Abbiamo fatto tante cose insieme, in giro per la Sardegna, per l’Italia, per l’Europa e quindi abbiamo condiviso tanti momenti meravigliosi. Io ho imparato tantissimo da lui. Pinuccio è espressione diretta della pietra. Lui era, è un artista straordinario, senza tempo e ha lasciato un’impronta straordinaria, incredibile. Una modalità primordiale, usare la pietra come un litofono. Forse nella preistoria il primo strumento utilizzato dall’uomo a parte la voce, è stata la pietra”. 

(Gavino Murgia ricorda l’amico Pinuccio Sciola, il maestro delle pietre sonore, 29 maggio 2022 Festival Sant’Arte, San Sperate)

Le sculture del Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola, a San Sperate (Sardegna)
(Gavino Murgia ricorda l’amico Pinuccio Sciola, 29 Maggio 2022 – Ascolta l’audio)

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Una opinione su "Nel giardino sonoro di Pinuccio Sciola"

  1. Complimenti a Luciana Satta e a grazie a chi continua a divulgare cultura nonostante tutto e tutti. La Sardegna ha sempre generato germogli che hanno dato fiori e frutti inimmaginabili nel mondo dell’arte e del sapere, Molte eccellenze hanno antiche radici sarde, altre, pur avendo la Sardegna come patria in cui esprimersi e offrirsi, debbono la loro rigogliosità produttiva ad un iinnesto. E la Sardegna è terra in cui gli innesti hanno sempre saputo trovare “terreno” adatto a fruttificare generosamente. Le origi di Pinuccio Sciola sono sarde e i suoi ideali aperti al mondo e desiderosi di pace. Concetto di pace che ha diffuso con i suoi Semi della Pace. Sciola ha anche coraggiosamente toccato un argomento intoccabile in Sardegna : la bandiera sarda. Bandiera che negli ultimi anni ha subito cambiamenti presentando ora gli occhi delle teste mozzate, avendo spostato sulla fronte la benda che in origine li copriva probabilmente come gesto di pietà durante la decapitazione. In questo periodo di morte per pandemia e di morti per un capriccio di un dittatore, quelle teste mozzate sembrano voler parlare per pentirsi delle loro cruente invasioni e per dire basta alla violenza di ogni genere. Sciola son certo che non avrebbe lasciato passare senza dire nulla anche la pubblicità di una famosa birra sarda che descrive le caratteristiche dei sardi con aggettivi come: solitari, istintivi, testardi, che, come tutti i loro sinonimi, hanno accezioni poco positive. Un po’ conosco i sardi e ho sempre apprezzato la loro meravigliosa ospitalità che poco ha a che fare con l’essere solitari, ho sempre apprezzato il loro amore per la meditazione, così come ho apprezzato la loro tenacia nell’affrontare e risolvere le avversità della vita inventando sempre nuovi approcci certamente quindi non con l’immobilismo tipico dei testaedi. Ma ora Pinuccio non c’è più.

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